Incipit scripta ludus

tratta dal sito

Mi è arrivata ieri un’immagine inviata da Sofia, accompagnata da un breve testo “Parti subito perché mi sento inquieta“.

Ho stretto gli occhi soffermandomi sopra di essa. Non ho capito se Sofia si trovi in questa casa oppure sia solo un’immagine tratta dal web. Questo fa una bella differenza.

So che è partita per Rosenwood nel Woodshire, una minuscola contea incuneata nel Galles centro orientale.

Rifletto e decido di chiamarla. Il telefono squilla a vuoto. Forse l’ha lasciato da qualche parte. Però quell’atmosfera gotica che permea l’immagine non mi lascia tranquillo. Sembra un posto affollato di fantasmi o forse anche di peggio.

Mi appoggio allo schienale della poltrona e chiudo gli occhi. “Partire?” Come se fosse una banalità. «Prendi la macchina e raggiungimi». Adesso volare in Inghilterra è troppo complicato ma ci proverò.

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Ci ho provato

generato con AI

Una volta c’era un posto che si chiamava  Lo scrittorio dove veniva data una parola chiave e si doveva costruire qualcosa. Poi l’oblio è calato. L’amministratore o meglio l’amministratrice è scomparsa ed è calato un dito di polvere, non di stelle  ma polvere polvere, quella vera.

Ogni tanto butto l’amo sperando che qualche incauto abbocchi.

Ecco ci ho riprovato. Qui.

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Arrivo

Sono sul treno che mi porterà a casa, a Bolzano. Non vedo l’ora di arrivare. Prendo il mio magro bagaglio, una ventiquattrore di cuoio, e mi dirigo verso lo sportello per essere il primo a scendere. Vedo scorrere sotto di me le acque tumultuose dell’Isarco. Ci sono, mi dico chiudendo per bene la zip del giubbotto. Deve far freddo perché nevica. I fiocchi sembrano piume bianche e hanno imbiancato la massicciata.

Un fischio e sento lo sferragliare delle ruote che stanno frenando. Una scena singolare si presenta alla mia vista. Non che sia qualcosa di straordinario ma perché mi lascia interdetto. Una giovane signora siede immobile su un oggetto che assomiglia a un baule di cuoio, fuori dalla pensilina. Mi avvicino al vetro per osservare meglio, mentre il treno con dolcezza si ferma quasi di fronte a lei. Apro lo sportello per scendere e adesso ho una visione completa. È una donna di cui non riesco a decifrare l’età. Potrebbe avere trent’anni come quaranta oppure di meno. Veste in una maniere inusuale come se fosse una cartolina della Belle Epoque. Il cappellino rosso è diventato bianco per la neve che scende copiosa. Lo sguardo fisso punta verso un orizzonte che non riesco a cogliere. Rimango immobile sotto la pensilina per capire cosa fa. Le porte del treno si chiudono e lei rimane lì immobile. Forse aspetta il treno successivo o forse l’arrivo di qualcuno.

Scuoto la testa e mi avvio verso l’uscita.

Luz 

ha proposto di scrivere un incipit partendo dall’immagine che vedete sopra.

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